Pulitura

L’intervento di pulitura è stato svolto in diverse fasi: la pulitura preliminare, eseguita su tutti i frammenti; la pulitura meccanica e la pulitura chimica, eseguite dopo aver individuato il tipo di materiale ed il tipo di sporco da rimuovere.
Nella pulitura preliminare sono stati rimossi i depositi incoerenti (polvere, ragnatele, sabbia) con l’ausilio di un pennello morbido, in modo da verificarne la consistenza. I depositi terrosi incoerenti sono stati eliminati con  l’ausilio di uno spazzolino ed una soluzione di acqua e Desogen ( 0,5% in Acqua).
Nella pulitura meccanica, successiva alla pulitura preliminare con acqua e Desogen, sono stati rimossi gli strati terrosi e/o biologici con l’ausilio di bisturi e micro percussori ad aria, dopo che ne era stata esaminata la coerenza. La pulitura meccanica è stata ripetuta anche dopo la pulitura chimica, come intervento di rifinitura.
La pulitura chimica è stata eseguita solo dopo aver individuato la stessa tipologia di degrado su un insieme di frammenti costituiti dallo stesso materiale ed aventi la stessa decorazione. In questo modo, è stato possibile garantire a tutti i pezzi una pulitura omogenea, indipendentemente dalla loro grandezza. Particolare attenzione è stata data alle modalità ed ai tempi di applicazione dell’impacco. La superficie da trattare è stata inizialmente inumidita con una soluzione acquosa di bicarbonato d’ammonio (25gr/l in acqua demineralizzata). Successivamente è stato applicato un velo di carta giapponese; e quindi l’impacco in fibra di cellulosa e silice micronizzata  (fibra:silice = 3:1 proporzioni in volume) con un'analoga soluzione di bicarbonato d'ammonio (25gr/l). L’impacco è stato coperto con una pellicola di plastica, che inglobasse tutto il frammento, ed è stato lasciato agire per 20 minuti. Trascorso il tempo di applicazione, ed asportato l’impacco, la superficie è stata rifinita mediante un pennello mosso in senso rotatorio, e successivamente con spazzolino e bisturi. Quest'operazione ha permesso la rimozione dell’incrostazione carbonatica che aveva reso insolubili i depositi terrosi sulla superficie. Il procedimento è stato ripetuto su tutti i frammenti, sia di intonaco che di marmo, che presentavano incrostazioni carbonatiche, prolungando leggermente i tempi di applicazione sui frammenti in materiale lapideo.
I pigmenti presenti sui frammenti di intonaco dipinto non presentavano decoesione, e la loro consistenza ha permesso l’intervento di pulitura chimica, impiegando la stessa soluzione ad impacco. L’analisi qualitativa dei pigmenti ha mostrato la presenza di colori comuni in epoca romana: il rosso ed il giallo a base di minerali di ferro; il blu ottenuto dalla fritta egizia; il nero prodotto dal carbone di legna.