Zeugma. Conservazione in situ

Conservazione in situ durante lo scavo di salvataggio dell’area B della città romana di Zeugma
Luogo dell'intervento: 
Zeugma, Turchia
Tipo d'intervento: 
Progettazione, gestione ed esecuzione del pronto intervento sullo scavo, consolidamento in situ, protezione e interro delle aree scavate
Committenza: 
The Packard Humanities Institute California, Ministero della Cultura della Turchia
Direzione scientifica: 
Roberto Nardi
Direzione tecnica: 
Roberto Nardi
Quando: 
1 Giugno 2000 - 1 Novembre 2000

Nel maggio 2000 il New York Times lanciò un grido di allarme per la città romana di Zeugma, Sud Est dell’Anatolia, Turchia, in procinto di essere sommersa dalle acque dell’Eufrate, proprio in quel punto imbrigliate da una nuova diga. L’antica città di Zeugma fu fondata da Seleuco I nel 312-281 a.C nel punto in cui un ponte sull’Eufrate garantiva i collegamenti commerciali con l’oriente. La città, presto conquistata dai romani, era caratterizzata da una grande ricchezza legata ai traffici commerciali, come rispecchiato dall'alta qualità dei mosaici, affreschi e reperti ritrovati.  

L’appello del New York Times fu raccolto da David Packard, del PHI, the Packard Humanities Institute di California, il quale chiese a Richard Hodges dell’Università di West Anglia, UK e Roberto Nardi, di recarsi sul posto per mettere a punto una strategia d'intervento. Quindici giorni dopo, un gruppo di 25 conservatori e 120 archeologi inglesi, francesi e turchi erano operativi sul sito per mettere in pratica quanto progettato da conservatori e archeologi  e approvato dal Ministero della Cultura della Turchia.   Il piano - the Zeugma Archaeological Project (ZAP 2000) - era basato su un’indagine archeologica “mirata” e su un piano di conservazione in situ. Un’operazione di emergenza di larga portata finalizzata alla conoscenza topografica della città e alla messa in sicurezza dei reperti prima che l’acqua, al ritmo di 20 centimetri al giorno, sommergesse la cosidetta “zona B”, pari a circa il 30% della città.

Le attività realizzate nel corso del programma di conservazione sono state: assistenza agli archeologi durante lo scavo e scavo in sicurezza; stabilizzazione e recupero dei reperti mobili; documentazione attraverso calco di iscrizioni e graffiti; conservazione preventiva; consolidamento in situ e protezione con uno strato di sacrificio delle strutture di rivestimento (mosaici, affreschi, intonaci); stacco e rimozione dei mosaici a rischio e/o giudicati "eccezionali"; pianificazione e gestione del programma di interro delle aree scavate; controllo e manutenzione della costa (area di fluttuazione dell’acqua).  4000 reperti e 160 m2 di superfici sono stati rimossi dal sito, 8700 m2 di strutture archeologiche sono state re-interrate utilizzando 10.500 m3 di sabbia, ciottoli e pietre, pari a 630 camion.

In condizioni climatiche estreme, i conservatori hanno lavorato in situ per 6 mesi, prima che le acque dell’Eufrate, raggiungendo il livello massimo, segnassero il nuovo panorama di Zeugma, oggi parco archeologico nazionale.